giovedì 21 maggio 2015

La TOP 10 delle scene della prima stagione di Orange is the new black (SOGGETTIVA)

Il pilot di di una serie tv è come un primo appuntamento. Da quello deciderai se ce ne sarà un secondo o un terzo, da quello deciderai se continuare nella conoscenza. E lo farai nei tempi e nei modi dettati da quanto ti piace la persona (serie tv) in questione. Se non puoi aspettare per rivederla, allora ti piace tanto. Figuriamoci se divori una serie in due giorni... è amore (meglio non divorare "il tuo appuntamento", però u.u). Il  BINGE-WATCHING l'ho praticato solo con tre serie... e questa è una di quelle. 
Orange is the new black non deve essere considerata soltanto per le forti tinte gay -cosa che potrebbe minacciare l'eterosessualità di alcuni-, anche perchè la definizione di "serie gay" le starebbe stretta oltre a non corrispondere a vero; questa serie è dramedy puro, è brillantezza, è sagacia, è il politicamente scorretto, è humour nero, è, in una parola, GENIO. Siamo in attesa della terza stagione (data di rilascio : 12 Giugno, ndr ) ed ogni pretesto è buono per un bel rewatch... 


...ERGO...

...beccatevi un po' una bella top ten (secondo la sottoscritta) delle scene della prima stagione, quella che ci ha fatto innamorare. Si, perchè io e "il mio appuntamento" tra un po' festeggeremo il nostro secondo anniversario.



Riviviamo insieme e diciamo : "Sia lodato ORANGE!"- "Sempre sia lodato".




10. Pornstache aggiunge l'ingrediente segreto.

Il nostro viscidone preferito continua la sua partita a scacchi con il valoroso capitano dalla chioma rosso fuoco, decidendo di calare l'alfiere e svuotare la vescica nella zuppa preparata con tanto ammmore da Red e co.  "It's perfect!"... IT WAS PERFECT. Una scena -e una zuppa- per stomaci forti, molto forti.
SPECIAL SOUP. UHM... GNAM GNAM.









9. La pizza di Yoga. 

La gracile Yoga Jones è presa da un'irrefrenabile voglia di pizza, così, alla prima occasione utile, parcheggia in seconda fila il suo caro ZEN e ne piazza una consistente, in pieno viso, a Watson -campionessa di istigazione- la quale cade a terra come manco corpo morto cade. 
KUNG FU YOGA.










8. "I threw my pie for you".

Meglio di un 'ti amo', meglio di un 'non posso vivere senza di te', meglio di qualsiasi altra frase sdolcinata vi venga in mente: HO BUTTATO LA MIA TORTA PER TE. Ci rendiamo conto del picco di romanticismo raggiunto? E Piper che fa anche la schizzinosa di fronte a questa immensa prova d'amore. Questa scena non ha bisogno di presentazioni. 
BAKE OFF LITCHFIELD.









7. Un McTampax con ketchup.

Tra le innumerevoli qualità della nostra Piper, spicca su tutte la furbizia, quella che la porta a criticare il cibo di fronte alla donna che gestisce la cucina, che è una vera tosta. Risultato? Un McTampax al ketchup che, a giudicare dal colorito della "salsa", è fresco fresco di giornata. Buon appetito, Chapman!
WOMAN vs FOOD.









6. Piper trascina Alex in cappella.

Dopo aver trascorso qualche manciata di ore in isolamento, la nostra Piper già dà segni di pazzia come fosse lì dentro da mesi (delicatina, eh!) e forse pensava di non uscire più da lì; fatto sta che, non appena ritorna nel mondo sociale, è colta da una crisi mistica nella quale coinvolge anche Vause, trascinandola nella cappella del penitenziario per una sessione di intensa, estenuante... preghiera. Si, oh si.
TAKE ME TO CHURCH.








5. "I'll share".

È in atto una riunione delle "incasinate anonime" e ognuna può alzarsi e condividere con le altre la propria storia triste, ma è difficile battere quella di Taystee e della salsa barbecue sulle tette, anche se Vause decide comunque di tentare; ne esce un paragone tra Piper e l'eroina da far rabbrividire le chiappe permalose di quest'ultima, che abbandonano la sala più in fretta del sesso tra Daya e Pornstache. Ed è subito record. 
USAIN CHAPMAN.














4.  Chapman vs Mr. Healy.

Due mondi diametralmente opposti quelli del chiuso di mente, brutto e panzuto ometto baffuto con una strana ossessione per le lesbiche e della nostra donna di mondo, dinamica, bellissima e curiosa Chapman, nonostante il vano tentativo di Mr. Healy di far credere a Piper di essere simili con frasi scadute che iniziavano con "quelli come noi..." . Due gocce d'acqua, pure gli stessi baffi. Caruccia la rappresentazione dell'amore (obbligatoriamente) platonico, chiuso e limitante, quasi cavernicolo che prova Sam. ANCHE NO. GRAZIE.
ENEMIESZONE.









3. "Bitches got to learn".

Siamo sul podio e non poteva mancare questa scena. Mentre le altre detenute cercano di portare avanti una messinscena per "spaventare" e mettere in riga le ragazzine del riformatorio, con scarsissimi risultati, arriva la 'lesbionica' Chapman "fresca fresca" (napoletano, ndr) che mostra loro come basti semplicemente la cruda verità -si, quella che farà di te la sua puttana- per centrare l'obiettivo. Perchè le stronze devono imparare. E si impara solo dalla verità.
EVILBRUTALCHAPMAN.









2. "I will fuck you".

Chi di noi non ha imparato a memoria questo monologo per poi riproporlo infinite volte davanti allo specchio? Ok, forse solo io... ma non è questo il punto!! u.u  Questa è LA scena. Tutti noi abbiamo applaudito davanti allo schermo o almeno sorriso compiaciuti di fronte a questi pochi ma intensi minuti di gloria di Alex Vause, in cui minaccia in modo singolare l'insopportabile Pennsatucky. Spaventare un'estremista cattolica omofoba e un po' svitata : lo stai facendo bene. L'espressione tra lo schifato e il seriamente preoccupato della Doggett dice TUTTO. Ho letto commenti su you tube di gente che si è indignata. Il messaggio più che l'azione; la forma, in questi casi, è tutto. E, comunque, voi... compratevi un set di neuroni.
RAPE ME.









1. The fight scene.

Avrei voluto dare l'argento a questa scena e l'oro alla precedente, se non fosse stato per il fatto che questo, SIORE E SIORI, è un cliffhanger. Mica roba di tutti i giorni! 
E quindi meritava il gradino più alto del podio. Bene. Riflettiamo. Noi lo sappiamo che Piper è la protagonista -anche se è una serie corale- e non può morire. Non alla prima stagione, sicuramente. Su questo (noi intelligenti), siamo tutti d'accordo e tranquilli. Ma chi si aspettava che la situazione addirittura si ribaltasse con Chapman che inizia a menare duro l'angelo di Dio sulle note di "Adeste Fideles" (english version) con spargimento di sangue gratuito? L'avrà uccisa? Oddio. E ora? DEVO SAPERE. DEVO.SAPERE. E devi pure aspettare un anno. FUCK.
A parte questo, che nuoce gravemente ai curiosi patologici come la sottoscritta, riconosco che i cliffhanger sono tanta roba.
E tanta roba c'è in questa scena : ansia, tensione, pazzia, rabbia (e viscidume di mr. Healy, che uomodimmmerda!), vendetta, disperazione, violenza. Suspense. Un tripudio di emozioni.









E la top ten si conclude qui, anche se volevo fare una menzione speciale alla scena di Morello e Pornstache nel furgoncino che chiameremo il "non-stupro", che però ci scuote emotivamente (forse più del vedere una scena di stupro, perchè l'immaginazione è potente) dal momento che Lorna e lo spettatore sono convinti che questo avverrà e quindi assistiamo a lunghissimi minuti di tensione, ansia e preoccupazione. Ci identifichiamo completamente nel personaggio e proviamo sollievo sul finale, perchè Pornstache non ci ha violentati; qualcosa che non avviene ma che temiamo avvenga risulta essere più d'impatto dell'azione stessa, se fosse avvenuta : this is fuc*ing genius! 



Orange è fottutamente geniale.
E se vi manca nell'album delle figurine delle serie tv, vi invito a rimediare seduta stante.

domenica 22 febbraio 2015

GONE GIRL. "L'AMORE BUGIARDO".

Spero vivamente che esista un girone dell'inferno per coloro che, volendo a tutti i costi "italianizzare" i titoli dei film stranieri, così da renderli più POP (...talvolta fin troppo POP), incuranti dell'esistenza dei dizionari, scelgono dei titoli alla -pardon mon français- "membro canino" che, spesso, sono fuorvianti e non c'entrano un fico secco con la trama del film.
In questo caso, il titolo del film, e anche del libro da cui è tratto, è "L'amore bugiardo", che rimanda un po' alla cinematografia Mucciniana la quale, si sa, (ma non si sa perchè) in Italia, riscuote sempre un ottimo successo al botteghino. Come se questo film, peraltro firmato da David Fincher, ne avesse bisogno. Ok, man, magari posso anche essere d'accordo che "ragazza scomparsa" sia un tantino cacofonico, ma, a questo punto, perchè non lasciarlo così com'è, nella sua purezza e musicalità? Misteri. E di mistero si parla, volendo dare una prima, superficiale, lettura del film, quella che, volente o nolente, hai bisogno di configurare nella tua testa nei primi quindici, venti minuti della visione di un film. Cosa sto guardando? Di che diamine parla sto film? Ah, c'è un mistero. E non stiamo parlando del perchè Ben Affleck faccia l'attore. La trama ruota attorno alla scomparsa di Amy Elliott-Dunne, che avviene proprio il giorno del quinto anniversario di matrimonio con Nick Dunne. E in effetti, di lì a poco, scendendo a un livello meno superficiale, scopriamo che il film parla soprattutto di matrimonio, del loro matrimonio, di com'è nato, delle aspettative e della realtà. Lei è più intelligente di lui, lei ha più soldi di lui, lei la donna di mondo con tanti sogni e ambizioni e lui il ragazzo di periferia che si accontenta del necessario. Sulla carta, destinati a durare meno di un gatto in autostrada, ma si sa... l'amore può tutto. Si innamorano, si promettono di non diventare mai come quelle coppie che tanto disprezzano e i cui spettri li spaventano tanto da farsi andare bene tutto l'uno dell'altra, in superficie, ma, nel profondo vorrebbero cambiarsi tanto da non riconoscersi nemmeno più.
Un tema che più banale non si può, ma trattato in maniera assolutamente insolita e cioè tessendo un godibilissimo thriller metaforico dalle sfumature noir, in cui è inserita, piuttosto a sorpresa, anche una scena splatter, che, a dir la verità, non stona per niente, anzi. Le due ore e mezza di film volano. 
Da questo punto in poi, avviso che ci saranno spoiler. *SPOILER ALERT*
Si scopre che Amy non è morta, ma ha inscenato il suo omicidio nel tentativo di incastrare il marito fedifrago e vendicarsi, così, con stile. Cioè... ADORO. Lui -nonostante sia un tontolone rispetto alla genialità di lei- presto lo capisce ed inizia un interessante, manipolatorio, braccio di ferro mentale tra i due bugiardi : da un lato, lei, con il suo piano articolato che è costretta a ridisegnare più e più volte, dall'altro, lui (+ sorella e avvocato), che deve cercare di convincere polizia, mass media e le persone che non l'ha uccisa. Ed è proprio in questa fase del film che scendiamo ad un terzo livello, in cui viene data importanza ad un'altra tematica, quella che è il fulcro di tutto : la verità, o meglio, la percezione della verità, come rivelatoci da questo dialogo tra Nick e il suo avvocato:

- La verità non è importante. La verità è irrilevante!
- Ma io ti dico la verità!
- Devi lavorare di più sulla percezione della verità. E' quella che potrebbe salvarti.

Fincher, in una sorta di critica neanche tanto velata, si sofferma sulla facilità con cui la nostra società crea e distrugge, santifica e condanna, a seconda delle apparenze, a seconda di ciò che, passivamente, viene inculcato alle persone attraverso i potenti mezzi di comunicazione; ormai, nel mondo in cui viviamo, non conta più la realtà dei fatti, tanto che la verità corrisponde a ciò che appare in superficie, a ciò che viene mostrato attraverso il filtro di una telecamera, a ciò che viene raccontato dalla gente "affidabile"; si può distorcere la verità quanto si vuole e manipolare l'opinione pubblica: basta qualcuno che ti addestri su come usare i mass media, una faccia pulita, un completo elegante e sobrio, una recita fatta bene, magari con lacrimuccia annessa e il gioco è fatto. 
Vorrei soffermarmi, infine, sul finale che, secondo me, è spiazzante e coerente, al contempo: la vince chi manipola con sapienza. Lei è stata in grado di apparire, agli occhi degli altri, come vittima, lui è, così, incastrato in quel matrimonio, sia dai mass media, sia da lei (e dalla sua gravidanza), sia dalla sua codardia e inettitudine. Lei l'ha formato, lei è proprietaria di tutto ciò che possiede, lei ha ucciso per lui,
 lei ha fatto tutto ciò per salvare il loro matrimonio... per questo, penso che, alla fine, lui arrivi anche a rispettarla, a riconoscere la sua superiorità su tutta la linea, lei è stata in grado di organizzare la caccia al tesoro più stimolante di tutta la sua vita, volente o nolente la sua finta morte l'ha fatto sentire vivo, ha riacceso in lui qualcosa. Ormai lui non potrebbe immaginare una vita senza di lei, la sua eterna antagonista, e lo dice, perchè ora sono troppo legati, anche se da un legame fatto di oscurità, finzione, segreti... 
...quale appunto il matrimonio.
Quindi, un finale realistico, se spostiamo l'attenzione dalla trama al messaggio.

Poco cinico, isn't it? 




P.S. Vorrei spendere due parole su Rosamund Pike, la semisconosciuta, straordinaria attrice che interpreta il personaggio di Amy alla perfezione, senza essere MAI e dico MAI sopra le righe, ché era proprio questa la trappola in cui era più semplice cadere, ma lei non ha mai vacillato. Performance solida e senza sbavature e soprattutto non si limita al compitino, ma fa i compiti anche per tutto il cast -tranne Neil Patrick Harris-, quasi eclissandolo; meriterebbe l'Oscar (che purtroppo andrà al ruolo strappalacrime di Julianne Moore). Non mi sorprende che Fincher l'abbia tenuta in una sorta di bunker, quasi a voler rivendicare la scoperta di questo fantastico talento.
"Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Immagino di aprirle quel cranio perfetto e srotolarle il cervello in cerca di risposte alle domande principali di ogni matrimonio: a cosa pensi? Come ti senti? Che cosa ci siamo fatti?" 

sabato 2 agosto 2014

LA (INTERMINABILE) VITA DI ADELE.

Avviso: si consiglia la lettura ad un occhio ben lubrificato.


È da quando l'ho visto (cioè quasi un anno fa) che non vedo l'ora di esprimere la mia opinione su questo film, da prima che questo blog fosse anche solo lontanamente nei miei pensieri. Il mio senso critico scalpitava come un feto in procinto di venire alla luce, al nono mese e oltre di gestazione.

ERGO, eccoci qui.


Optiamo per il "cinema d'istinto", in cui la trama non s'ha da leggere! Scelta alla cieca fino a un certo punto, però, dato che la spunta (nonostante la presenza di Léa Seydoux, che è più raccomandata di una multa di Equitalia) il film vincitore della palma d'oro a Cannes, dal titolo un po' vago, ma che desta curiosità : cosa avrà, infatti, di così tanto speciale la vita di questa tizia?

Beh... ASSOLUTAMENTE NIENTE. 


La trama la potremmo riassumere così : 


- Adele vive un'adolescenza conflittuale, in piena crisi d'identità, non la si vede molto sorridere, è spesso col broncio e quell'espressione da pesce lesso con la bocca dischiusa e lo sguardo perso nel vuoto, apatica, per usare un eufemismo: proprio un raggio di sole.
- Adele (non dico "la nostra", perché non si sviluppa mai una reale empatia  e ciò è parecchio grave, dato che si tratta della protagonista e non mi pare sia cosa voluta) si innamora e viene gradualmente traghettata nel mondo degli adulti; inizia persino a mostrare, a tratti, gli incisivi da coniglietto che la rendono simile a MIKA -anche se mantiene, di base, l'atteggiamento musone- , la sentiamo pure fare dei discorsi che vanno al di là dei tre, quattro periodi a serie. Ah, di cosa è capace l'amour!!
- Adele va a convivere ed iniziano i problemi di coppia, lampanti, ma ignorati e taciuti, che la porteranno poi al tradimento.
- Adele, sotto pressione, confessa la sua debolezza e viene cacciata di casa e questo segna la chiusura della sua storia d'amore, che lei non supererà mai; ovviamente di sorrisi nemmeno l'ombra ed eloquio solo se strettamente necessario.

Insomma, il classico primo-amore-che-non-si-scorda-mai , un amore nato in un periodo di transizione delicato, quando la personalità non è ancora ben definita, destinato, quasi inesorabilmente, al fallimento. 

Innamoramento, periodo "rose e fiori", crisi, tradimento, fine.

Più banale di così si muore, no? 

E se vi dicessi che Adele si innamora di una donna? Questo renderebbe il tutto meno schematico o scontato, meno visto e rivisto, più interessante? Non per la sottoscritta. Non per una persona con un quoziente intellettivo nella norma e una discreta apertura mentale, non per chi non sia un habitué della categoria "lesbian" di youporn.
Ah perché, più che del film in sé, si è parlato molto, forse troppo, delle scene di sesso saffico, di cui la prima dura quasi sette minuti. Ma non è tanto la durata, quanto il modo in cui questa scena è irrealisticamente rappresentata, fredda, asettica, meccanica, impassibile, tanto da perdere ogni funzionalità e coerenza con la storia, trasformandosi in erotismo gratuito ed esasperato, sbattuto in faccia allo spettatore: un video porno di cui non si avvertiva l'esigenza, voyeurismo fine a se stesso; ha la credibilità di Conte Antonio - e della sua folta chioma- , infatti, che una ragazza alla prima esperienza sessuale sia così disinvolta, spedita, sciolta, come se non facesse altro da sempre.



Cosa che cozza enormemente con uno dei -pochi- pregi (insieme alla fotografia, che è sensazionale) del film e cioè il realismo, quasi ricercato ossessivamente : niente colonna sonora, scene lunghe (emblematica la scena nel bar gay), spesso avare di parole e ricche di silenzi, dialoghi semplici, situazioni comuni; vediamo Adele -campionessa di bon ton- mangiare a bocca aperta, pulirsi le labbra col dorso della mano, leccare polpastrelli e coltello, smorzare anche un paio di rutti (ma vai pure tranquilla, tanto ormai!), studiare, pettinarsi, amarsi, dormire. 
La osserviamo fare di tutto e di più, ma non riusciamo mai a capire bene cosa prova e cosa pensa, perché il regista sceglie di avvalersi del pianto, del sorrisetto o dello sguardo perso nel vuoto; pochi veri confronti, poche azioni significative, quindi poca importanza data al travaglio interiore della protagonista (però parecchia al deretano, JUST SAYIN'). Kechiche si limita - e CI LIMITA - a "spiarla", non a leggerla. Ce la fa vedere, ma non sentire.
Ed è questo, forse, il motivo per cui di Adele, in definitiva, non ce ne importa più di tanto, anzi, quasi inizia ad infastidirci la sua eccessiva presenza. Centottantasette lunghissimi minuti di scorrimento di pellicola, centottantasette minuti della solare (EEEH!) Adele, che, se non avessimo avuto approvvigionamenti a sufficienza, sarebbero sembrati eterni! 
Il film va diviso in due:

1. la parte scorrevole (cioè quella guardabile), dura esattamente un'ora e mezza - la percezione soggettiva sfiora la mezz'oretta- : la prima metà del film ci mostra l'adolescenza e la nascita della storia d'amore; questa è quella che segue, specularmente, la graphic novel cui si ispira il film "Blue is the warmest colour" e che, perciò, presenta delle gran belle scene come quella del bar, quella dell'attacco da parte di quelle quattro galline acide che si fatica a chiamare anche "ex amiche", quella del primo appuntamento in cui Emma si spara le pose citando Sartre, mentre Adele a stento sa chi è Picasso. Però, poi, si rifà con la scena della festicciola a sorpresa in cui dimostra una certa predisposizione per la danza sulle note di "I follow rivers" in versione remixata : ipnotizzante. Memorabile la bellezza della scena del bacio al tramonto, ma ho scoperto che non è un'idea originale, quindi non ne tesserò le lodi. Scandiscono i ritmi delle prime scene, quindi le tappe fondamentali della vita della protagonista, le lezioni di quella letteratura che Adele ama tanto: prima si parla di predestinazione degli incontri, poi del passaggio dall'adolescenza alla vita adulta ed infine del concetto di naturale e di vizioso, perverso, non sempre così distanti come il cattolicesimo ci spinge a credere.

2. la parte lenta (quella dallo sbadiglio facile), dura quanto la prima, ma la percezione soggettiva sfiora l'infinito... e oltre; complice l'esaurimento di pop corn. Questa seconda metà è insostenibile e così pesante che più volte sono stata tentata di effettuare un check out delle parti basse, tanto caro ai maschietti, per controllare, però, che non mi stessero spuntando i testicoli. Riconosciamo questa parte con una certa facilità grazie al cambio look di Emma-Ronald Weasley (è identica!), che abbandona il blu viagra per far posto al biondo stile Leonardo Di Caprio, tanto che non fatica ad arrivare la citazione evidentissima del ritratto di Jack-Emma a Rose-Adele. Inoltre, siccome questa è la parte che mostra l'Adele adulta, la quale aveva più volte manifestato il desiderio di insegnare, siamo costretti a sorbirci scene su scene (evidentemente una singola scena dimostrativa non bastava a coprire questo aspetto di FONDAMENTALE importanza) di lei alle prese coi bambini: bambini di ogni età, razza, nazionalità, bambini che piangono, bambini chiassosi, bambini teneri, bambini intelligenti, bambini meno acuti. LA NOIA. Se avevo una piccola traccia, dentro di me, di istinto e voglia di maternità, state sicuri che si è indubbiamente estinta. Sul versante sociale e privato, invece, c'è aria di crisi profonda. Una delle poche scene interessanti che ci regala il post-intervallo è quella dell'acceso confronto tra Adele ed Emma, dopo che quest'ultima, in preda alla gelosia, e in base alle menzogne di Adele, la accusa di tradimento, senza avere prove concrete, però. Ma Adele è talmente stupida ed autolesionista che cede alla confessione, nel tempo di un battito di ciglia: è stata a letto con un suo collega e sente di dover specificare il numero di volte, "due o tre, ma non ricorda precisamente". Ma te la meriti una pizza in faccia... ed è pure poco!!


Emma la sbatte fuori di casa, noi spettatori non possiamo che essere solidali con lei, quasi proviamo una punta di piacere; dopotutto, se l'è cercata. Ma ci pentiamo ben presto di questa nostra sensazione goduriosa, perché Adele a spasso, spaiata, significa l'inizio di una valle di lacrime. Rimpiangiamo i bambini, dopo che siamo costretti a sciropparci una sfilza di scene di lei che piange in tutte le salse e si dispera e gronda moccio da tutti gli orifizi che ha sul volto. LA DEPRESSIONE.
Kechiche caro, non ci hai mostrato abbastanza della vita di Adele? Ora che ne diresti di passare, magari, alla parte della morte? Un suicidio in grande stile? La butto lì. No, perché non so se ti rendi conto... O LO FA LEI O LO FACCIO IO. 
Lui sembra leggerti nel pensiero: Adele si trova in spiaggia coi bambini (apprezzo di nuovo ora, almeno vediamo degli altri esseri umani), chiede ad una collega di sostituirla e si avvia a mare con uno sguardo strano. Ecco, ci siamo. Avanza, smarrita, nelle profondità dell'acqua salata. "Fallo!", pensi, "Fallo, per Dio! Almeno ora, siamo con te". Falso allarme, bastardo di un regista.
Il fondo, però, lo tocchiamo con la seguente scena : Adele chiede ad Emma di vedersi in un caffè. All'inizio, riesce a mantenere una certa dignità, ma non fai in tempo a pensarlo che già inizia a pronunciare frasi del tipo "mi manchi, ti manco? Ti amo, mi ami? Quante volte fai sesso con la tua nuova compagna?", prende le mani di Emma ed inizia a leccarle, quasi a mangiarle (ok, è andata, psichiatria subito!), la bacia, manca poco che lo facciano lì... ma insomma... non c'è nessuno in quel dannato posto?? Ponete fine a questo scempio! Fortunatamente, Emma si ricorda di avere una compagna fedele adesso e scappa più velocemente di una gazzella in un'ordinaria mattinata africana.
Il film si conclude con Adele che si reca alla mostra di Emma, dove si rende conto che ora lei non fa più parte della vita del suo primo ed unico amore e se ne va, senza voltarsi. E, purtroppo, è proprio con questa epifania che inizia la VITA DI ADELE.







Il post potrebbe concludersi tranquillamente così, con me che avrei demolito abbastanza questo film, piatto, insignificante, banale, solo bello da vedere, non da guardare. Ma siccome io cerco sempre il sottotesto, anche dove magari non c'è, vorrei fare un'ultima considerazione. 
Forse (e dico FORSE) l'intento del regista era proprio quello di "banalizzare l'omosessualità", al fine di sdoganarla, dimostrando che una storia d'amore è sempre una storia d'amore, coi suoi alti e bassi, a prescindere da chi siano i suoi componenti; pertanto, non è immune alla bruttezza, perché essere dello stesso sesso non significa essere uguali e non agevola la comprensione reciproca in un rapporto (da qui deriverebbe il rimarcare continuamente le differenze tra Emma ed Adele), né si può anche solo lontanamente pensare che sia priva della bellezza della normalità. 

Voglio sperare che sia così, perché le cose prive di senso proprio non mi piacciono.


martedì 29 luglio 2014

CONQUISTA “OLIMPICA” : CONCERTO DEI MUSE, 06/07/2013.

- Mary, andiamo al concerto dei Muse?-  Le chiesi con gli occhi-alla-gatto-con-gli-stivali-di-Shrek. 

- Si!!! Andiamoci!! -


Inizia così la nostra “avventura”, con quello che temevo sarebbe stato soltanto l’ennesimo proposito irrealizzato, ma che, invece, ha preso forma, corpo e anima! Infatti, dopo l’entusiasmo iniziale, ecco che ci si pongono di fronte vari problemi, madri apprensive, questioni logistiche, biglietti che sembravano in esaurimento e quant’altro; in più, le circostanze non facevano altro che ricordarci dell’idea del concerto, che andava sfumandosi : amici che avevano preso i biglietti, che offrivano persino il passaggio in macchina… non era possibile! Dovevamo andare a quel concerto! Era scritto.

Così, dopo un mese di travaglio, sull’onda dell’entusiasmo ritrovato in seguito ad una gita a Roma (la città dove si sarebbe tenuto il concerto), compriamo quei maledettissimi biglietti, che avrei custodito come “IL MIO TESSSSORO”.  Abbandonata l’idea (piuttosto da teenager, lo ammetto!) di un cartellone con su scritto “MARRY US! WE WILL LET YOU MARRY US, MATT!!”, inizia il countdown, scandito da sms da “MADNESS” pura  tra amici che sembravano prolungare l’attesa.

Eccoci, finalmente il calendario segna …Domenica, 6 Luglio 2013!!!

Come di solito accade quando aspetti, davvero impazientemente, qualcosa, ecco che, nel fatidico giorno, il tempo sembra dilatarsi e frazionarsi pressappoco così: i secondi diventano minuti, i minuti delle ore e così via; e tu vorresti premere il tasto fast-forward che ti porti dritto al tuo momento, il momento che hai tanto cercato di visualizzare nella tua mente è lì ed aspetta te. Andiamo a prenderci il nostro momento, per cui abbiamo pagato settantadue euro (mica noccioline!), ma li valeva tutti, fino all’ultimo cent. BREVE PARENTESI: i soldi spesi per le esperienze di vita, quali viaggi, concerti, attività – insomma, tutto ciò che ti fa muovere le membra ma, soprattutto, la mente-  sono quelli spesi meglio, le uniche in cui spendi i soldi e ti arricchisci. Dicevamo…andiamo a prenderci il nostro momento in auto, guidando sull’autostrada sotto la pioggia battente (ebbene si, la pioggia il sei Luglio!); una breve sosta all’autogrill e poi spediti verso la nostra Urbe, senza fretta, tanto avevamo preso la tribuna (lo so, lo so, il vero concerto rock è da prato, bla bla…ma volete mettere la comodità?).  Arrivati, dopo un fortunoso parcheggio, iniziamo a marciare verso lo stadio Olimpico, che, a mano a mano che avanziamo, si fa sempre più imponente. "Tribuna Monte Mario". Questa è la nostra fermata.
Ora... cosa si fa in uno stadio pieno di gente euforica? Cosa se non la OLA? Ci accorgiamo, durante la ola ad oltranza, che, proprio sotto di noi, c'era la tribuna delle Persone Veramente Importanti; così, aspettiamo l'ora X, cioè le 20:45 (abbondanti), e, siccome ci sentivamo anche noi piuttosto "Important", decidiamo di scendere e sederci lì.
Ad un tratto, inizia ad uscire del fumo dai sei cannoni siti sul palco, seguito da uno scoppio e da sei fiammate che ti riscaldavano il corpo, poi un secondo scoppio. Lo stadio risponde con un urlo stratosferico cui partecipiamo anche noi. Il concerto è iniziato!! In particolare, sulle note di "Supremacy". Sento l'adrenalina scorrermi dentro, non riesco più a smettere di muovermi, di saltare, di cantare a squarciagola, di gridare... e, come me, anche la mia compagna d'avventura. Mentre eravamo ancora indemoniate, verso il terzo/quarto pezzo, un tizio ci si avvicina per dirci, gentilmente, che quello sarebbe il suo posto; ci spostiamo di due posti in accelerazione, notando solo dopo che quel tizio, vestito da rapper italiano semisfigato, è in realtà... MAX PEZZALI (accompagnato da una donna sulla cinquantina, supermegaultratatuata, molto rock!)!!

- Abbiamo fregato il posto a Max Pezzali!! Che figura di menta!!"

 Max Pezzali, forse, era venuto per schiacciare un pisolino, però, dato che sbadigliava cinque minuti si e i restanti...pure; non dico che devi emulare la bimba dell'esorcista come noi, ma nemmeno limitarti, tra uno sbadiglio e l'altro, a tenere il tempo con il piede o la testa, con l'espressione da ragazzo-cinefilo-trascinato-di-peso-dalla-ragazza-a-vedere-Twilight. A mezz'oretta dalla fine, ha dimostrato tutto il suo interesse andando a prendere un caffè, nel pieno del concerto, presumo in Brasile, dato che non l'abbiamo più visto. Ma lasciamo il Pezzalo ai suoi sogni.
Sembra di stare in un altro universo. Luci, ombre, fuoco, stelle,pianeti e soprattutto vibrazioni, miliardi di vibrazioni sonore che mettono in moto ogni singolo organo interno ed ogni singolo muscolo, come in preda ad una crisi convulsiva, ma coi piedi ora ben piantati al suolo, ora a mezz'aria. Due ore abbondanti di musica che ti scorre nelle vene, dalle estremità al cuore e dal cuore alle estremità, due ore di classici come "Time is running out" (su cui manca poco venga giù lo stadio), "Supermassive black hole" o "Starlight", due ore di pezzi recenti come "Panic station" o "Follow me", due ore di magia che, in piena sessione estiva, ti caricano come nulla al mondo, due ore che quando terminano lasciano il vuoto. 
Siamo tra le ultime a lasciare lo stadio. Se fossimo in un cartone animato, avremmo sicuramente la nuvoletta grigia sospesa sulle nostre teste. La brusca caduta di adrenalina gioca brutti scherzi, così ci affidiamo al potere catartico della birra, nel post-concerto. Ma altro, non vi è dato sapere.